Home > Argomenti vari > divise ai taxisti…. proposta del comune di Milano

divise ai taxisti…. proposta del comune di Milano

23 Agosto 2009

Prima sistemate le strade’

Repubblica – 21 agosto 2009   pagina 1   sezione: MILANO

TOLTI quelli che la bocciano seccamente definendola una «boutade d’ agosto», di sicuro c’ è che di pagarsela loro non si sognano nemmeno. Concordi che se il Comune li vuole in divisa allora deve anche farsi carico di sponsorizzarla, i tassisti milanesi sono a dir poco perplessi. PERPLESSI all’ idea che agli occhi di turisti e uomini d’ affari basti un’ uniforme griffata a risollevare l’ immagine della città. «L’ abbigliamento è l’ ultimo dei nostri problemi – commenta Raffaele Grassi, presidente di Satam, il sindacato con più iscritti tra le 4.800 auto bianche – il servizio si migliora in ben altro modo. Con un numero di telefono unico, per esempio, così che ad arrivare sia l’ auto più vicina e per chiamarci non si perda troppo tempo. È così che ci si avvicina all’ utente, ma senza un progetto serio questa proposta non ha futuro». Giacca o completo che sia, o soltanto una tshirt uguale per tutti come quella che Giorgio Armani distribuì a tutti i tassisti in occasione dei Mondiali, nel ‘ 90, per alcuni la proposta dall’ assessore Giovanni Terzi è una trovata «antistorica, dato che nel resto del mondo spariscono le divise e noi invece le reintroduciamo – critica Nereo Villa, anche lui rappresentante del Satam – se si tratta di aumentare il decoro sono d’ accordo con più controlli ma questa storia suona come una boutade ferragostana». Altri, dell’ uniforme uguale per tutti, non vogliono nemmeno sentir parlare: «È un’ idea che va contro la dignità di un lavoratore, mi sento umiliata – inveisce Raffaella Piccinni, segretaria del Sitp – noi andiamo in piazza a lavorare, non a fare una sfilata. E soprattutto siamo professionisti autonomi e il Comune non può permettersi di trattarci come dipendenti, a meno che non decida di accollarsi qualche costo, ma finora non ci ha mai concesso nulla». La divisa non raccoglie troppi consensi, trai conducenti. Li divide. Alcuni, per dire, pensano già a come rivenderla, dato che sarà griffata e un qualche valore l’ avrà anche. A patto di incassare qualche concessione, c’ è chi si mostra più disposto a trattare, sempre che resti un’ opzionee non un obbligo: «Potremmo anche metterci la buona volontà e vestire in modo da distinguerci – viene a patti Salvatore Luca, a capo dell’ Unione artigiani con circa 700 iscritti – ma il Comune ci venga incontro in qualche modo: sospendere fino alla fine dell’ anno le seconde guide, che ci stanno rovinando, potrebbe essere un’ idea. Oggi sono più di 350 quando la richiesta di lavoro è calata almeno del 30 per cento». Tanti i problemi da risolvere, per le auto bianche, dalle preferenziali che mancano, alle seconde guide che abbondanoe agli incentivi per le vetture ecologiche che tardano ad arrivare, che come ci si veste suona un po’ come «una presa in giro». L’ abusivismo è forse il principale problema che denuncia la categoria: «Prima ancora che noi in divisa, è impensabile che a Linate e alla stazione Centrale i visitatori dell’ Expo vengano accolti da abusivi in ciabatte – tuona Claudio Severgnini, presidente di Tam-Acai, associazione artigiana-cristiana con circa 600 iscritti – Troppo facile obbligarci a indossare una divisa senza investire nella manutenzione delle stradee nelle corsie riservate. Inizino con qualche intervento vero, e poi parliamo anche del colore della camicia: finora sentiamo solo parlare solo di ritocchi e vernissage e non dei miglioramenti strutturali promessi nella mobilità urbana». – ILARIA CARRA

Categorie:Argomenti vari Tag:
I commenti sono chiusi.