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Archivio Gennaio 2009

- A Modena si può chiamare il taxi con un sms

31 Gennaio 2009 Commenti chiusi

Modena . Basta mandare un messaggio dal cellulare, indicando il comune, la via e il numero civico, e nel giro di pochi minuti si riceverà la conferma del taxi che sta per arrivare. È il nuovo servizio che il Radio Taxi Cotamo – Consorzio taxisti modenesi promuove con il sostegno del Comune di Modena, per ridurre le spese telefoniche e i tempi di attesa.

 

Il servizio Sms Taxi risponde inoltre alle esigenze dei clienti con problemi uditivi, che da sempre hanno difficoltà a utilizzare il servizio taxi a chiamata. Il numero da utilizzare per il servizio è 335 1838555, abilitato a ricevere solo messaggi e non telefonate.
Il servizio risponde a un’esigenza più volte segnalata dalla clientela dei taxi. Il messaggio inviato arriva a un computer della centrale radiotaxi, che in caso di indirizzo non riconosciuto o incompleto risponderà con un messaggio di richiesta chiarimenti. Se invece l’indirizzo è corretto, l’operatore radiotaxi procede alla ricerca del taxi più vicino. Una volta trovato il taxi, la centrale invia automaticamente un messaggio di conferma del tipo "RadioTaxi CoTaMo – Arriva il Taxi PISA 3 in 02 minuti. Grazie".
"Questo servizio innovativo è molto importante – afferma l’assessore alle Politiche economiche del Comune di Modena Stefano Prampolini – in quanto ottimizza i tempi e i costi dell’utente e risponde a un’esigenza reale: garantire l’accesso al servizio di trasporto pubblico a chiamata anche all’utenza diversamente abile".
Accanto al servizio Sms taxi, il Consorzio Cotamo ha attivato già da alcuni mesi la possibilità di prenotare il taxi via internet dal sito www.cotamo.it: un’opportunità utilizzata soprattutto dalle imprese.
Delle 75 auto pubbliche circolanti a Modena, 65 fanno capo al Consorzio Cotamo e 10 al Consorzio Area Radiotaxi Modena. Tra i servizi extra che già oggi molti taxisti modenesi offrono ci sono anche il pagamento con carta di credito, il trasporto di bagagli voluminosi, i servizi Taxi Bus e Taxi Rosa per gli abbonati Atcm.
L’accordo siglato tra Comune di Modena e taxisti lo scorso anno ha previsto un incremento del 20% delle vetture circolanti: alle attuali 75 si aggiungono infatti le 5 licenze temporanee e le 10 nuove licenze che saranno assegnate nei prossimi mesi tramite concorso.
L’accordo ha stabilito anche una tariffa fissa per alcune tratte di interesse pubblico: i percorsi dalla stazione ferroviaria o dalla stazione delle corriere al Policlinico e al Nuovo ospedale di Baggiovara, e altri percorsi all’interno del centro storico. La tariffa è fissa anche per raggiungere l’aeroporto o la fiera di Bologna. Ulteriori sconti sono possibili per i pensionati e gli invalidi che possiedono l’abbonamento Atcm o per i servizi di taxi collettivo.
Per informazioni sul servizio Sms taxi è possibile contattare il Consorzio taxisti di Modena Cotamo in via Scaglia est 31, telefono 059 359570, e-mail.

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aiuti pubblici della Germania sull’acquisto dell’Auto

30 Gennaio 2009 Commenti chiusi

E la Fiat vende Auto aprezzi stracciati

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URI TAXI – DA SEMPRE E PER SEMPRE DALLA PARTE DEI TASSISTI

27 Gennaio 2009 Commenti chiusi

 

Roma, 23.01.2008

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Donne sole la sera – arriva il taxi scontato

26 Gennaio 2009 Commenti chiusi

Accordo Comune-autisti: 2,5 euro in meno a tratta

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Racket dei taxi, parla il grande accusatore ‘Così controllavano i turni più redditizi’ – Repbblica

22 Gennaio 2009 Commenti chiusi

«Ormai sono fuori da tutto, non ho più contatti con nessuno e non ne voglio avere. Anzi. è passato così tanto tempo, pensavo che queste storie fossero finite nel dimenticatoio, vedo invece che le indagini sono andate avanti». Chi parla è uno di quei trenta tassisti che con deposizioni spontanee ha permesso a polizia e a magistratura di far luce su quello che è stato definito il racket dei tassisti. Preferisce rimanere anonimo. «Non si sa mai», aggiunge. Ma non ha difficoltà a raccontare quello che è successo a lui e a molti suoi colleghi nel periodo clou, tra il 2006 e il 2007. E a spiegare il perché di questi comportamenti. Da che cosa è nato il tutto? «E’ nato a causa di Bersani, luglio 2006. Ma i problemi ci sono sempre stati. La liberalizzazione è stata la scintilla per far partire quello che un gruppetto isolato di tassisti considerava come un regolamento di conti. Se si vanno a vedere le persone coinvolte nelle indagini si capisce che i problemi riguardano soprattutto il turno di notte». Perché? «Perché si tratta del turno più ambito, quello che rende di più, soprattutto, tra le quattro e le sei e mezza. Lì si concentra il via vai. Ed entrarci non è facile, storicamente. Pensare che ci sarebbero tutti i margini per aumentare il numero di tassisti in quelle ore, rivedendo gli orari, anticipando il primo turno di giorno e dando un servizio migliore». Il servizio notturno com’ è? «Quando lavoravo si bucavano i clienti. Ad esempio si privilegiava la corsa a Caselle perché più redditizia rispetto a quella verso Porta Nuova. I disabili, che pagano con il talloncino giallo del Comune, non venivano presi in considerazione. Potevano stare delle ore sotto casa, pur avendo prenotato. Ora non so se sia migliorata la situazione». Ma non è la centrale a smistare le chiamate? «Si, certo. Ma le centraliniste seguono le direttive. Anche su di loro sono state fatte pressioni, soprattutto nella cooperativa 57.37, quella più forte nel notturno. Perché, quando si prenota un mezzo, viene chiesta la destinazione. Spesso di notte capita che si chieda la meta anche per corse semplici». Visto che il lavoro notturno non mancava perché non aumentare i mezzi, cambiando i turni? «Chi fa la notte non vuole avere concorrenti. Preferisce correre come un pazzo in quelle due ore e mezzo, rischiando di non servire tutti, ma di riuscire a guadagnare di più». Perché? «Si potrebbe dire che i soldi fanno comodo. Ma la ragione vera è che all’ epoca si dovevano rifare da quello che si era perso sulle cassette». Cosa sono? «Le cassette rovesciate di Caselle, sotto la rampa delle partenze, nel parcheggio interno dei taxi, si giocava a poker. C’ è gente che si è mangiata l’ incasso della giornata». è stato minacciato? «Sì, mi hanno tagliato più volte le gomme del taxi ed hanno anche tentato di dargli fuoco. Per questo, poi, alla prima occasione ho lasciato. Come me anche altri colleghi hanno dovuto rivedere i loro progetti». Minacce fisiche? «Una sera ero in un parcheggio di periferia. è arrivato un collega. Mi ha guardato e se ne è andato. Ho pregato di ricevere una chiamata, ma nulla. Nel giro di dieci minuti sono stato circondato da cinque o sei taxi». Cosa le hanno detto? «Che non dovevo intralciare il lavoro di quelli della periferia, che dovevo piantarla di rompere le scatole sui disabili e sulle altre cose perché altrimenti avrei rischiato grosso».

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Racket dei tassisti – Repubblica

19 Gennaio 2009 Commenti chiusi

Sgominata una gang: minacciava i colleghi della cooperativa 5737 di Federica Cravero

Il cliente a bordo ha assistito allibito: il taxi era fermo in via Pietro Micca a un semaforo rosso. Altri tre tassisti sono scesi dalle loro auto bianche e hanno strattonato fuori dalla vettura il guidatore. Lo hanno malmenato, gli hanno strappato il tassametro dall´auto e lo hanno gettato in mezzo alla strada. Poi se ne sono andati. Un pestaggio in piena regola nel tempo di un rosso. È questo uno degli episodi più gravi e circostanziati da cui sono partite le indagini del commissariato di Mirafiori, dove è stata presentata la prima denuncia, diretto all´epoca da Gianmaria Sertorio e oggi da Michele Capobianco, e della Digos della questura torinese, guidata da Giuseppe Petronzi.

Un´inchiesta lunga e complessa, iniziata nel 2006, coordinata dal sostituto procuratore Enrico Arnaldi di Balme, che ha fatto notificare a 17 tassisti, di cui 6 già con precedenti penali, l´avviso di chiusura indagini, ritenuti responsabili di almeno 14 episodi di violenza privata, minacce e danneggiamenti a danni di colleghi. Due devono rispondere anche di detenzione di armi e oggetti atti ad offendere.
Un racket perpetrato da un gruppo di autisti di piazza per mantenere una sorta di predominio, se non di monopolio, sulle corse più redditizie, quelle da e per l´aeroporto di Caselle. Un gruppo che finiva per prendersela con chi non era d´accordo con loro, con chi pareva volesse guadagnare troppo, magari gestendo le corse dei disabili. E così si ritrovavano a fare i conti con l´auto rigata, le gomme forate, le telefonate minatorie.

Episodi che, sentendo oggi i guidatori dei taxi, si perdono nel tempo, ma che esplodono in modo prepotente nel luglio del 2006, quando il decreto Bersani sulla liberalizzazione delle licenze scatena un´ondata di proteste in tutta Italia. Anche a Torino: Caselle bloccato, la piazza del municipio invasa dalle auto bianche. Si teme che con la nuova norma aumentino i tassisti e diminuisca il lavoro. Ma alcune frange passano dalla protesta di natura sindacale alla violenza e se la prendono con chi ha infranto il blocco dei taxi, ma non solo. Una donna che ha osato esprimere simpatie per la legge Bersani si ritrova le quattro gomme tagliate. Un altro taxi rischia un grave incidente perché gli viene lesionata una gomma, per fare in modo che scoppi durante il tragitto dall´aeroporto a Torino. A salvare autista e passeggero solo il fatto che la ruota sia scoppiata quando la vettura andava a bassa velocità. Altri si accorgono di avere i freni manomessi.

Le persone finite nell´inchiesta – una ventina, ma per tre la posizione verrà probabilmente archiviata – non possono essere collocate in una precisa area politica, né appartengono a un solo sindacato. Ma ad accomunarli c´è che la maggior parte dei denunciati lavora per la cooperativa «Pronto Taxi 5737». Tra di loro c´è anche l´attuale presidente, Walter Drovetto, che anche prima di essere nominato alla guida della cooperativa era considerato dai colleghi una sorta di leader, di motore delle iniziative. «Non ne so nulla, sono cose che sento per la prima volta – tenta di difendersi – In quei giorni, tra l´altro, ero spesso a Roma e non so cosa accadesse a Torino». Le indagini riescono a dimostrare i reati in concorso, la presenza di un sodalizio dedito a risolvere le questioni fuori dai termini della legalità ma non l´esistenza di una vera associazione a delinquere.

«Qualcosa di simile ai bravi di manzoniana memoria – chiarisce il dirigente della Digos Petronzi – Ma che, vogliamo precisare, riguarda un gruppo limitato di persone, a fronte di una categoria di cui fanno parte oltre un migliaio di lavoratori. E soprattutto non vogliamo criminalizzare chi in quel periodo dimostrava in modo pacifico e legale il proprio disappunto nei confronti del decreto Bersani». Un´operazione che nelle intenzioni degli investigatori non vuole screditare la categoria dei tassisti nel suo insieme e nemmeno una delle due cooperative in particolare, sebbene i numeri dei denunciati facciano pendere da una parte l´ago della bilancia. (18 gennaio 2009)

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la replica dei taxisti – La Stampa

18 Gennaio 2009 Commenti chiusi

"Ma quali pestaggi
è una bega sindacale"

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Racket dei tassisti – La Stampa

18 Gennaio 2009 Commenti chiusi

Aggressioni e sabotaggi ai colleghi
per accaparrarsi tratte più redditizie TORINO
Taglieggiavano i colleghi tassisti. Minacce, aggressioni e sabotaggi alle loro auto per accaparrarsi le corse migliori, quelle da e per l’aeroporto di Caselle Torinese. Un racket che ha portato la Digos di Torino, in collaborazione con il commissariato Mirafiori, a denunciare 17 persone. Tra queste, anche il presidente di una nota cooperativa.

L’inchiesta è iniziata nel 2006, grazie alla segnalazione di alcuni tassisti vittime dei ricatti, e nei giorni scorsi ha portato il sostituto procuratore Enrico Arnaldi di Balme a notificare ai diciassette denunciati l’avviso di chiusura indagini. Violenza privata, danneggiamento e minacce, oltre che detenzione di armi e oggetti atti ad offendere, sono le accuse nei loro confronti. La banda aveva intensificato la propria attività nei mesi della protesta per la liberalizzazione delle tariffe. Gli episodi contestati ai suoi membri sono in tutto una quindicina: dall’aggressione ad un tassista nel centro di Torino, sotto lo sguardo attonito del cliente che trasportava, ai sabotaggi. Gomme tagliate, freni allentati e minacce di ogni genere – persino alle loro famiglie – pur di togliere di mezzo la loro concorrenza.

A seguito di un’ondata di danneggiamenti e violenze nei confronti di alcuni auto e tassisti di Torino che aveva spinto questi ultimi a sporgere denuncia, il commissariato Mirafiori, in collegamento con la Digos del capoluogo piemontese, ha svolto una serie di indagini che hanno portato all’identificazione di un gruppo di tassisti, appartenenti a un’unica cooperativa, che si era prefissa lo scopo di gestire in proprio la tratta sull’aeroporto di Caselle, la più redditizia della zona, specialmente nell’orario notturno. Vandalismi e intimidazioni erano gli strumenti con i quali il «branco» cercava di soffocare la concorrenza dei colleghi.

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Anomolo caso di una taxista Fiorentina

17 Gennaio 2009 Commenti chiusi
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arriva la neve..e la colpa è tutta dei taxisti?

8 Gennaio 2009 Commenti chiusi

Ecco l’articolo di Repubblica.. il giorno successivo alla grande nevicata… hanno trovato un capro espiatorio… I taxisti

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