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Archivio Marzo 2007

taxi rosa a mosca

22 Marzo 2007 Commenti chiusi

Un nuovo servizio di trasporto pubblico nella capitale russa: alla guida tassiste donne per sole clienti donne. ”E’ più sicuro”

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Misure in materia di trasporto innovativo

22 Marzo 2007 Commenti chiusi

Ai fini dell?Articolo 117, comma 2, lett. e) della Costituzione, ed allo scopo di promuovere la funzionale crescita ed innovazione del settore del trasporto locale, il rilascio di licenze e autorizzazioni per la prestazione di servizi di trasporto locale di carattere innovativo non è soggetto a limitazione numerica. Per trasporto pubblico locale innovativo si intende la diffusione dei servizi quali uso multiplo, condivisione di veicoli, trasporto ecologico e trasporto per categorie disagiate.
I comuni favoriscono la diffusione del trasporto pubblico locale innovativo mediante l?incentivazione dei servizi di cui al comma 1.
Entro quaranta giorni dall?entrata in vigore della presente legge, il Ministro dei trasporti fissa con proprio decreto i requisiti di ordine generale e di idoneità professionale cui debbono rispondere i prestatori dei servizi di trasporto pubblico locale innovativo, sisa quali imprenditori individuali sia in forma societaria o consorziata.
I comuni predispongono un Carta dei servizi di trasporto innovativi afferente alle prestazioni dei servizi di cui al comma 1, e recante, tra l?altro, la disciplina tecnica relativa :
all?elencazione dei servizi offerti e alla relative formule di pagamento e abbonamento;
ai livelli minimi del servizio offerto con particolare riferimento a fasce orarie di prestazione e frequenza dei trasporti;
alle modalità di prenotazione del servizio, di raccolta e smistamento delle richieste mediante call center, rete internet e telefonia mobile;
alle modalità di rendicontazione e fatturazione dei servizio;
ad ogni altro elemento ritenuto utile per il miglioramento dei livelli qualitativi del servizio.
I prestatori del servizio di trasporto locale di carattere innovativo sono tenuti all?osservanza delle prescrizioni adottate dal comune nella Carta dei servizi di trasporto innovativi e, nel caso di violazione delle prescrizioni stesse, sono tenuti a corrispondere un indennizzo a favore dei fruitori del servizio, nella misura stabilita dal comune con la medesima Carta.
L?adozione delle misure di cui ai precedenti commi 2 e 4 costituisce titolo preferenziale per i Comuni ai fini dell?accesso ai finanziamenti di cui all?articolo 1, commi 1031 e 1032 della legge 27 dicembre 2006, n. 296.

Un tassista spara a tre ragazzi "Non volevano pagare la corsa"

13 Marzo 2007 1 commento

Giovedì mattina aveva ricevuto il porta d´armi appena rinnovato. Era andato a ritirarlo negli uffici del commissariato Madonna di Campagna, perché abita nello stesso quartiere, in via Capponi. Il tassista Cesare Lupi, 44 anni, incensurato, si è ripresentato negli stessi uffici venerdì notte alle due. Tutto trafelato. Con un proiettile in meno nella sua pistola, una Colt Cobra 38 Special. «C´erano due auto che mi inseguivano, ho avuto paura», la prima versione. Poi immediatamente corretta, al cospetto degli investigatori agli ordini del vicequestore Antonio Politano: «Ho caricato tre ragazzi a Venaria. Li ho portati fino in corso Toscana, angolo corso Potenza. Uno di loro ha cercato di rapinarmi. Mi ha puntato un coltello alla gola. Allora ho reagito…».
No, neppure la seconda versione fornita dal tassista in servizio nella cooperativa 5737 è risultata verosimile. I poliziotti hanno chiarito che non c´era stato nessun coltello puntato alla gola, nemmeno un tentativo di rapina. Solo la fuga dal taxi di tre ragazzi che non volevano pagare la corsa. Due di loro, tranquilli, stavano prendendo le sigarette in un distributore automatico di corso Toscana. Mentre l´altro, un minorenne, tergiversava sull´auto del 5737, pronto a scattare via di corsa. È a quel punto che il tassista ha preso la pistola che teneva nel cassettino della sua Alfa 156 station wagon. L´hanno sentito urlare: «Fermi o sparo!». È stato di parola. Un colpo solo. A venticinque metri di distanza ha colpito Antonio Scardina, 19 anni, disoccupato, uno dei due ragazzi che stavano comprando le sigarette. Era di spalle. Il proiettile gli ha trapassato la coscia. Tutti sono scappati via di corsa. Anche Scardina, almeno fino a quando non ce l´ha più fatta ed è crollato a terra. L´hanno soccorso due amici chiamati con il telefonino. È stato medicato al pronto soccorso del Maria Vittoria. La prognosi è di dieci giorni. «Ma i medici gli hanno detto che non potrà giocare a pallone per i prossimi due anni», dice sconvolto il padre.
E il tassista? È stato arrestato per lesioni aggravate. Da ieri pomeriggio è agli arresti domiciliari. Aveva chiesto il porto d´armi per la prima volta nel 2001. Perché lavorando spesso di notte, riteneva di fare un mestiere insicuro. «Mai un problema, nessun precedente panale, aveva appena superato la vista medica di controllo – spiegano in commissariato – ecco perché la prefettura aveva concesso il rilascio».

Ventiquattr?ore al volante di un?auto bianca

13 Marzo 2007 Commenti chiusi

GRAZIA LONGO
TORINO
Lo sguardo sempre incollato allo specchietto retrovisore. Per quelli del turno della notte è un gesto automatico, dall?inizio alla fine della corsa. Non tanto per controllare la strada, quanto per sorvegliare il cliente. Perché chi sale su un taxi – male o ben vestito che sia, modi o no da brava persona, un po? Dottor Jekyll e un po? Mister Hyde – può rovinarti la serata (scendendo senza pagare), la salute (ferendoti con un coltello o una siringa) o addirittura la vita. La maggior parte gira con una pistola nel cruscotto e non se ne vergogna. Anzi, c?è anche chi racconta che di rivoltelle ne aveva due «una nel cruscotto, l?altra infilata nel calzino». Antonio Sardella, alto e possente, ha 53 anni, 30 dei quali spesi sul suo «Roma 48» della cooperativa Pronto taxi 5737.

«Per dieci anni ho lavorato di notte – continua – e non sono stati rose e fiori. Tentate rapine molte, ma andate a segno neppure una: sono sempre stato in grado di difendermi, ma non tutti sono stati fortunati come me. Perché qui se ti va bene non ti pagano oppure ti gonfiano di botte o di ferite per portarti via il portafoglio. E se ti va male ti ammazzano, com?è successo al collega che otto anni fa è stato folgorato da un cliente armato di revolver, lungo la strada che collega San Francesco al Campo a Rivarossa. Tutto perché noi siamo senza tutele. Lo scriva, per favore: non siamo abbastanza protetti». Il senso di abbandono è avvertito un po? da tutti. «È vero che le forze dell?ordine hanno mille altre cose da fare – aggiunge Ivo Cappa, 43 anni, socio della cooperativa Radio taxi 5730 – ma per noi gli episodi di vandalismo o di rapina sono all?ordine del giorno. Per questo io non solo non faccio il turno di notte, ma d?inverno, quando fa buio prima, alle 17 me ne torno a casa». Non ha paura, invece, ma solo «tanta rabbia perché in pochi si rendono conto delle nostre reali difficoltà», Massimiliano Basso, anche lui della Radio Taxi. Gira per la città, armato, fino all?una di notte e trasporta spesso pusher e prostitute, «ma in quattro anni di esperienza non ho mai subito ancora seri danni. Anzi spesso chi spaccia ti dà meno problemi di quelli apparentemente a posto, ben vestiti, che all?ultimo semaforo scendono senza sganciare un euro».

Se si è donna, poi, la situazione non può che complicarsi. Refrattaria alle corse notturne è Mariella Micelotta (5737). «Soprattutto da quando ci hanno imposto di allacciare la cintura di sicurezza – ammette -, perché ora possono bloccarci facilmente da dietro, basta tirare la cintura, e così diventa impossibile azionare l?allarme con la centrale, che si trova sotto il volante».

La rabbia: «Ho sbagliato, ma siamo stufi di essere indifesi»

13 Marzo 2007 Commenti chiusi

MASSIMO NUMA
TORINO
La sua Alfa 156 Sport Wagon bianca è parcheggiata proprio dinanzi al portone di casa. Sul parabrezza, un foglio-avvertenza per i «signori ladri»: «Su questa auto il radionavigatore è già stato rubato». Sulla porta: «Attenzione, cani da guardia addestrati, non avvicinarsi e non entrare». Un sistema di videosorveglianza, collegato a un computer, controlla ogni angolo della palazzina. Cesare Lupi ha un?espressione mite. E? un tipo tranquillo. Non vede l?ora di tornare a lavorare, dopo «l?incidente di sabato».
Appunto. Che è successo?
«Davvero, uno spiacevole incidente. Uno dei tre ragazzi mi ha puntato qualcosa alla schiena. Non so cosa, un coltello, un punteruolo, un cacciavite. Mi ha detto: ?Dammi i soldi che hai?. Ho reagito, lui è fuggito. Volevo riprenderlo per dirgli semplicemente quel che pensavo di lui: ?Faccia di m… non si fa così, hai capito? O una frase del genere?. Ho impugnato la pistola, per precauzione, e sono uscito. Un colpo è partito accidentalmente, nella concitazione. Non volevo colpirlo e ora mi dispiace. Davvero».
Dunque, un incidente. E? così?
«Certamente non avrei preso la pistola per recuperare i 21 euro della corsa. Non scherziamo, non metto a repentaglio la vita di nessuno, neanche la mia, per così poco. C?è la tentata rapina, lo choc di sentirmi minacciato. Io non sono un ?giustiziere?, quei tre erano ragazzini, semmai volevo dar loro una lezione. Non si fa così. Non crede?».
Ma gli inquirenti non le hanno creduto, almeno per ora.
«Ho passato 24 ore in carcere, capisco di avere commesso un errore. Ma io non sono un pazzo scriteriato. Tempo fa ho visto sul monitor di casa un tizio che mi stava sfondando una finestra. Avrei potuto reagire. Invece ho solo pagato i 200 euro per la riparazione. Poi ho subito una rapina nel bar di mia moglie. Erano armati, anche lì, niente. Ho aspettato che arrivassero i carabinieri. Certo, noi cittadini ci sentiamo un po? indifesi. Ho seguito con attenzione la vicenda delle ronde di Tossic Park, le osservazioni dei magistrati. Va tutto bene, per carità. Però adesso siamo stanchi. I turni di notte sono diventati pericolosi, c?è il rischio di fare cattivi incontri, sempre più spesso. E nessuno ci tutela».
Però quei tre sembrano, in apparenza, tre bravi ragazzi…
«Ho capito quasi subito che facevano i furbi… Si comportavano in modo strano. Mi son detto: corsa ciucca, me ne vado. Poi mi fanno segno. Allora li carico a bordo. Parlano tra loro, mi fanno vedere il percorso. Li tengo un po? d?occhio. Infine due scendono, resto solo con il terzo. Che tenta la rapina. Mi sono semplicemente spaventato. Li inseguo per un po?. Poi sono andato al commissariato di polizia e ho raccontato tutto, cioè la verità. Li ho denunciati per rapina, che dovevo fare?».

tratto da LA STAMPA di Torino

12 Marzo 2007 Commenti chiusi

Armato di una 38 special, ha inseguito un cliente sparandogli alla coscia
TORINO
In mattinata aveva ricevuto il rinnovo del porto d?armi e la sera ha pensato bene di sfruttarlo sparando contro tre giovani clienti forse per una discussione legata al prezzo della corsa. In manette con l?accusa di tentato omicidio e lesioni aggravate, è finito un italiano di 44 anni incensurato che aveva tentato di far credere alla polizia di aver reagito in quel modo a una rapina.

L?episodio è accaduto intorno all?1 della notte fra sabato e domenica quando tre studenti di 19 anni, che dovevano tornare a Torino da Venaria, hanno perso l?ultimo autobus. Gli amici hanno quindi deciso di chiamare un taxi che li ha portati fino in città. Quando si sono fermati due sono scesi per andare a prendere delle sigarette ad un distributore automatico mentre il terzo è rimasto in auto per pagare la corsa. Improvvisamente, però, i due giovani in strada hanno sentito l?amico urlare vedendolo poi scappare rincorso dal taxista che, armato con una 38 special, ha esploso un colpo che ha ferito alla coscia sinistra uno dei due che assistevano alla scena.

Il taxista si è poi allontanato e si è presentato al commissariato Madonna di Campagna dove ha raccontato tutta la storia spiegando però di essere stato vittima di una rapina. I poliziotti hanno quindi setacciato gli ospedali alla ricerca del ferito e dei suoi amici, che hanno spiegato come erano in realtà andate le cose e anche il tassista ha poi ammesso di non essere stato vittima di alcun reato.

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BITTARELLI POCO ATTENDIBILI STUDI BANKITALIA E ALTROCONSUMO

9 Marzo 2007 Commenti chiusi

Roma, 26 feb. – (Adnkronos) – Sono «poco attendibili» gli studi di Altroconsumo e Bankitalia, pubblicati nei giorni scorsi, sui servizi di taxi in varie città italiane. È quanto afferma il presidente di Uritaxi Loreno Bittarelli. «Pur non nascondendo le difficoltà nel rendere efficiente l’espletamento del servizio taxi all’interno delle grandi aree urbane, dovute per lo più a problemi di scarsa viabilità, rimane impossibile -dice in una nota- comprendere l’affidabilità dei dati pubblicati nelle recenti inchieste di Altroconsumo e della Banca d’Italia apparse negli ultimi giorni su diversi quotidiani». Dallo studio dell’associazione di consumatori Atroconsumo, che mette a confronto le tariffe di 10 città sparse sul territori nazionale, appare subito evidente, rileva Bittarelli, la non rispondenza degli importi calcolati nelle diverse città, in base ad una ipotetica corsa di 5 km con un bagaglio a bordo e con 5 minuti di attesa per traffico o semafori.

«Da un indagine più approfondita, emerge con chiarezza come i dati rilevati non corrispondono minimamente alle reali tariffe delle varie città», sostiene Bittarelli. A Roma ad esempio, dallo studio risulta, impropriamente, che il taxi costa addirittura più caro rispetto a Milano: infatti, il costo reale della corsa feriale presa a campione su Roma, dal semplice calcolo matematico della tariffa, è di 8,99 euro, invece dei 9,39 euro risultanti dall’indagine, mente a Bologna invece, la corsa tipo dello studio, in un giorno feriale, secondo le tariffe vigenti costa 9,65 euro, contro i 7,90 risultanti dall’inchiesta. Secondo Bittarelli, «analoghe imprecisioni vengono commesse anche sulle valutazioni delle tariffe di quasi tutte le città prese a campione dall’indagine di Altroconsumo».

«Tra l’altro- prosegue Bittarelli- gli stessi dati sono anche in contrasto con quelli del recente studio della Banca d’Italia, (che stranamente negli ultimi tempi pare si interessi di taxi), secondo cui
una corsa urbana di 5 km a Roma costerebbe 7,36 euro, contro i 8,75 di
Milano. Tutto ciò offre lo spunto per far apparire al consumatore poco affidabili tali studi, ed inoltre contribuisce anche a diffondere un immagine confusa, distorta e negativa di quella che è la realtà dei taxi in Italia, in alcuni casi additandone le colpe agli stessi tassisti».

«Questa -conclude Bittarelli- è quindi la conferma che avevamo ragione noi, quando dicevamo che non sempre questi studi vengono fatti con lo spirito di ottenere un reale miglioramento del servizio taxi, ma con l’unico scopo di dare uno spunto per mettere in difetto la nostra categoria affinchè in futuro il servizio, tramite le varie ipotesi di liberalizzazioni in atto, venga gestito dalle grosse società di capitali, che già da tempo mirano ad appropriarsi delle nostre licenze. Ci auguriamo che almeno gli utenti dei taxi, che conoscono davvero i nostri veri problemi legati per la maggior parte alla scarsa mobilità, possano comprendere fino in fondo le nostre ragioni».

(Sec-Mcc/Pn/Adnkronos)
26-FEB-07 19:18